Italo-canadesi o italiani che vivono in Canada?: Il fascismo a Toronto negli anni 30

[Italian Canadians or Italians living in Canada: Fascism in Toronto during the 1930s]

Scritto da Riccardo Lo Monaco

La parola “fascismo” evoca immagini di soldati in marcia, comizi urlati di Benito Mussolini ed esplosioni della seconda guerra mondiale, ma non certo con le difficoltà degli italiani in Canada nel trovare una loro identità. Eppure, prima della seconda guerra mondiale, alcuni italiani che vivevano nelle città canadesi si convertirono al movimento fascista, riunendosi in un’associazione di mutuo soccorso chiamata Order Sons of Italy of Ontario (OSIO). Lo consideravano una forza positiva che dava agli italiani rispetto e orgoglio nazionale, in un momento di incertezza culturale. Altri italiani, invece, si opposero al diffondersi dell’ideologia fascista, una presa di posizione che si accentuò ancora di più con l’esplodere della guerra e di tutta il male che comporta. Si può dire, infatti, che sia stata proprio la reazione antifascista che ha catalizzato indirettamente la predisposizione post-bellica degli italo-canadesi verso l’accettazione di un pluralismo culturale.

Agli inizi del secolo scorso, nell’Europa occidentale e altrove si era diffusa la moda culturale del “razzismo scientifico”, una teoria che catalogava le varie nazionalità in base a una scala di superiorità e inferiorità basata su fattori biologici. A Toronto gli esponenti della comunità di origine britannica utilizzavano tale concetto di supremazia razziale per impedire i progressi da parte dei nuovi arrivati. Gli italiani e gli altri torontini di origini varie, venivano chiamati con nomignoli offensivi e si negavano loro i posti di lavoro con motivazioni razziste. La pressione verso l’integrazione che queste comunità sentivano per evitare la discriminazione contrastava con il desiderio di mantenere la cultura italiana con la quale erano arrivati, costringendo molti italiani a cercare un modo per mantenere in vita la propria identità.

In risposta a queste difficoltà e con la missione di “unire tutti gli italiani sparsi per il Nord America in un’unica famiglia”, un piccolo gruppo di immigrati italiani fondò a New York nel 1905 un’organizzazione apolitica denominata “Order Sons of Italy”. La prima sezione canadese dell’organizzazione fu aperta in Ontario nel 1915. Oltre al supporto morale, l’OSIO offriva anche servizi importanti a coloro che pagavano la quota di iscrizione, come assistenza sanitaria, assicurazione per le spese funerarie e servizi di onoranze funebri, in un’epoca in cui l’assistenza sanitaria nazionale non esisteva.

Leader fascisti italiani. MHSO Collection, ITA-2719

L’OSIO continuò a crescere stabilmente aprendo 9 nuove sezioni fino al 1925, ma nel decennio successivo andò incontro a un certo declino. In particolare, la “grande crisi del 1929” rese difficile per molti disoccupati italiani continuare a pagare la quota di iscrizione. Comunque, nonostante la vasta disoccupazione, una forte ripresa delle iscrizioni all’OSIO si ebbe dopo il 1936. L’economia continuava a essere debole e i politici canadesi volevano ridiscutere la politica di immigrazione del Paese.  In ogni caso, fra il 1936 e il 1940 l’OSIO aprì 17 nuove sezioni in Ontario, fra cui il Patronato di Toronto, triplicando il numero di iscritti nella provincia.

Cos’era successo a metà degli anni 30, per favorire una crescita così rapida dell’organizzazione? Se la somministrazione dei benefici assistenziali aveva assorbito la maggior parte delle attività dell’OSIO nei periodi precedenti, a metà degli anni 30 l’associazione cominciò a orientare sempre di più la comunità italiana verso la conservazione e la promozione della cultura nazionale, cercando di evitare che fosse dissolta dal prevalere della cultura canadese. Per sfuggire alle umiliazioni a cui erano sottoposti nella società, gli immigrati italiani desideravano abbandonare la connotazione negativa di essere “italiani” ma non volevano rinunciare alla loro identità italiana. Le espressioni positive di italianità erano benvenute dagli immigrati.  E qui subentrò il fascismo.


Il teatro italiano Circolo Colombo a Toronto, nel 1916. MHSO Collection, ITA-2599-14

Con l’approssimarsi dei grandi conflitti ideologici che andavano delineandosi all’orizzonte, il fascismo era visto positivamente da molta gente a quei tempi. A Toronto il fascismo attirò aderenti di tutte le classi sociali e i fascisti italiani erano trattati con rispetto. Per molti canadesi il fascismo era soprattutto un’ideologia che da un lato promuoveva l’orgoglio e il progresso, dall’altro combatteva la minaccia di una rivoluzione bolscevica. Grazie agli sforzi dei propugnatori del fascismo e alla loro glorificazione delle origini italiane degli immigrati canadesi, coloro che prima si erano sentiti come stranieri a Toronto potevano ora sentirsi fieri della propria doppia identità.

Perciò nell’assemblea generale dell’OSIO del 1934, quando gli iscritti nominarono a capo dell’organizzazione alcuni strenui sostenitori del fascismo, l’OSIO si allineò formalmente al fascismo,  Il Console Generale fascista a Toronto, Petrucci, annunciò allora che “l’OSIO è un guardiano irremovibile degli ideali italiani e fascisti in tutti il Nord America”, Altre prove dell’infiltrazione fascista nell’OSIO emersero dall’architettura e dai nomi degli edifici dell’organizzazione, sulle cui facciate abbondavano i simboli fascisti. La Casa d’Italia di Beverley Street a Toronto, in particolare, era diventata un luogo controverso, soprattutto con il sopraggiungere della guerra, e un centro di influenza fascista. Era diventata anche una specie di ambasciata italiana informale a Toronto, nella quale si recavano regolarmente i diplomatici fascisti in visita dall’Italia, oltre che il centro delle attività dell’OSIO.

Il predominio fascista nell’OSIO, però, si dimostrò temporaneo perché la rapida crescita dell’organizzazione nella seconda metà degli anni 30 fu interrotta dall’inizio della seconda guerra mondiale. Il successivo internamento degli italo-canadesi che si presumeva potessero essere “agenti stranieri” in base alla legge War Measures Act took si abbattè duramente sull’organizzazione, che infatti passò da 24 sezioni operative a soltanto 2 nel 1940. Durante la guerra, la RCMP arrestò i dirigenti dell’OSIO, ne congelò i fondi e ne internò i membri.

Riservisti italiani marciano durante la prima guerra mondiale su Yonge Street, 1915 circa. MHSO Collection, ITA-200346

La maggioranza degli iscritti si affrettò a dissociarsi dall’OSIO e da tutto ciò che era collegato al fascismo, per evitare internamento e ostilità. Subito dopo l’ondata di arresti e chiusura di sedi, le sezioni dell’organizzazione rimaste aperte si affrettarono a dimostrare concretamente la loro lealtà al Canada impegnato in guerra. Un documento datato 25 aprile 1942 riportante una richiesta di donazioni a favore dei soldati al fronte da parte della Croce Rossa Canadese dimostra che l’OSIO già dal 1941 stava facendo donazioni per aiutare la Russia a risollevarsi dalle rovine causate dall’invasione nazista. Questo suggerisce anche che l’OSIO si era completamente dissociata dal fascismo e dalla sua forte opposizione al comunismo.

L’OSIO ha sempre dimostrato una forte inclinazione filantropica nelle sue varie attività. Le regole create dall’organizzazione e i servizi offerti hanno aiutato gli appartenenti alla comunità italiana a definire e identificare il loro valore all’interno della società. Detto questo, va anche ricordato che mentre per molto tempo l’OSIO aveva rappresentato un fattore unificante per gli italo-canadesi, con il suo allineamento al fascismo e la sua opera chiaramente politica divenne invece una fonte di divisioni. Mentre negli anni 30 l’opposizione a Mussolini e al fascismo andava crescendo sempre di più a livello internazionale, l’OSIO divenne un’organizzazione sempre più controversa, che si alienò le simpatie di molti canadesi di origine italiana. In risposta a questi avvenimenti. Dopo la guerra, l’OSIO tornò a orientarsi sulla carità e l’assistenza, adeguandosi meglio alla società canadese nel suo complesso.

Le necessità di molti degli italiani di Toronto cambiarono, seguendo il mutare della situazione culturale e politica. La loro lotta per ottenere un’identità, come sintomo del processo di migrazione, in passato li ha avvicinati a correnti politiche che davano loro il massimo di confidenza e fiducia in se stessi. Ma anche se il movimento fascista ottenne vasti consensi nella comunità di Toronto per alcuni anni, alla fine fu sconfitto qui come lo era stato in patria. Di conseguenza, gli immigrati italiani si unirono allo sforzo di accettazione della pluralità culturale che condusse nel 1971 alla creazione ufficiale del Multiculturalismo e permise quindi loro di trovare finalmente accettazione e rispetto, in qualità di “italo-canadesi” a tutti gli effetti e non soltanto di italiani che vivono in Canada.

Fonti
Gabriele Scardellato, Within Our Temple: A History of the Order of the Sons of Italy of Ontario, (Order of the Sons of Italy, 1995).
Order of the Sons of Italy of Canada, Archives of Ontario, York University, Toronto
Luigi G. Pennacchio, “Exporting Fascism to Canada”, from Enemies Within, Edited by Franca Iacovetta, Roberto Perin and Angela Principe, (University of Toronto Press, 2000) pg. 52-75.
Angel Principe, The Darkest Side of the Fascists Years: The Italian-Canadian Press: 1920-1942. (Guernica, 1999).
Interview of Gabriele Scardellato, Oct 29, 2012

Heritage Toronto is pleased to acknowledge the support of the Government of Ontario, through the Ministry of Tourism and Culture, for this project.

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